Perché ha scritto questo libro?
Ho scritto questo libro perché avevo bisogno di dare pace a una storia che mi ha abitato per più di trent’anni.
È una forma di saluto, di gratitudine, e anche di liberazione.
È una storia d’amore?
Sì, è una storia d’amore. Ma non solo tra due persone: è anche un amore per la memoria, per la famiglia, per ciò che non si è riusciti a vivere fino in fondo.
Cosa spera che provi chi lo legge?
Spero che chi legge possa ritrovarsi. Che magari pianga, ma non per tristezza: per riconoscersi, per sentirsi meno solo.
A chi lo dedica?
A mia madre. E a chiunque abbia amato senza essere dimenticato, anche se non è stato più cercato.
Perché questo titolo?
Perché un giorno nevicò davvero ad agosto.
E io avevo fatto una promessa proprio qualche giorno prima.
Per me è diventato il simbolo delle cose che sembrano impossibili… e che a volte, accadono davvero.
Qualcuno pensa che lei ha scritto questo libro con l’ausilio delle Intelligenze artificiali
Questo libro è frutto dei miei ricordi, scritti e custoditi per oltre trent’anni. Quando lavoravo in una città del Nord, avevo l’abitudine di annotare pensieri, emozioni, riflessioni e tutto ciò che mi accadeva, giorno dopo giorno, nelle agende Smemoranda che acquistavo ogni anno.
Con il tempo — e con l’arrivo delle chiavette USB e dei dischi fissi portatili — ho trascritto tutto in formato digitale: semplici file di testo o documenti Word, frammenti della mia vita conservati con cura.
Da quelle pagine è nato questo libro. Ogni parola, ogni ricordo e ogni emozione narrata appartengono solo a me. Questa è la mia storia. E nessun algoritmo può raccontarla al mio posto.
Cosa è cambiato in lei dopo averlo scritto?
Scriverlo mi ha aiutato a guardare indietro senza dolore. A volte scrivere significa anche guarire. Oggi porto quella storia nel cuore, ma senza più il peso che aveva prima.
Cosa le è stato più difficile raccontare?
Alcune verità che non avevo mai detto a nessuno. Scriverle nero su bianco è stato come guardarsi allo specchio senza filtri.
Che rapporto ha oggi con i protagonisti reali di questa storia?
Alcuni non ci sono più, altri vivono nei miei ricordi. Forse non ci siamo più parlati, ma scrivendo ho avuto l’impressione di dialogare ancora con loro.
Cosa direbbe oggi a quella persona a cui ha fatto la promessa?
Le direi che ho fatto quello che avevo promesso, anche se mi ha fatto male. Se poi mi chiedesse se l’amo ancora… le direi che certe cose non finiscono, si spostano. A volte smettono di bruciare, ma restano lì.
Come immagina il lettore ideale di questo libro?
Lo immagino seduto in silenzio, magari con una tazza di tè, mentre legge e si lascia attraversare da qualche ricordo suo. Qualcuno che ha amato, perso, atteso. Come me.
Sta già scrivendo qualcosa di nuovo?
Per ora sto lasciando sedimentare tutto. Ma so che tornerò a scrivere: quando qualcosa mi bussa dentro, alla fine, trova sempre la strada per uscire.

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